“Al supermercato: storia di una spesa difficile” è un mio nuovo racconto ironico. Buona lettura!

Siamo in serata, stai andando al supermercato prima di rientrare a casa.
Sei tranquillo, non hai intenzione di litigare col mondo, ma solo di fare la tua spesa e tornartene in pace tra le mura domestiche. Nel piazzale davanti all’entrata del supermercato c’è la solita fila di carrelli incatenati che necessitano di moneta. E lì comincia la tua prima difficoltà: trovare la moneta da 5o cent, 1 euro o 2 euro. Ovviamente tra portafogli, tasche dei pantaloni (4), in inverno tasche della felpa (2) e tasche del giacchetto (da 2 a 4), tu inizi a cercare. Praticamente hai tutti i tipi di monete in corso legale tranne le tre che ti servono: una decina di 1 oppure 2 centesimi, qualche moneta da 10 e 20 centesimi, ma delle monete per il carrello nemmeno l’ombra. Continui a cercare nelle varie tasche, perché sei tenace e trovi: monete straniere, vecchie monete della Lira, qualche bottone da giacca, una chiavetta USB, il fermaglio di tua figlia o tua nipote, l’elastico per capelli della tua compagna, una vecchia figurina di Alessandro Del Piero, una lunga vite di un cassetto che dovevi aggiustare cinque anni fa, sedici scontrini già lavati, la ricevuta del barbiere di tre mesi prima e un vecchio foglietto stra-lavato col numero di telefono della tua ex dei tempi delle Scuole Medie con sotto la “V” di spunta della tua compagna ad indicare “ho visto e già indagato”. Alla fine trovi un signore anziano che passa e ti dice: “Guarda che la moneta non serve più, hanno cambiato i carrelli.”. Tu lo ringrazi dicendogli che fino a pochi giorni prima la moneta invece serviva e poi, quando si è allontanato, sottovoce gli elenchi una serie infinita di offese. Come se fosse colpa sua se sei distratto.
Entri dentro col tuo carrello, finalmente! Reparto frutta e verdura. La signora prima di te prende l’ultimo sacchetto. In compenso ci saranno circa 800 guanti, perché la media di consumo sarà almeno 1000 sacchetti ogni 2 guanti (un guanto è il tuo consumo quando ci vai, che te li metti solo te e la commessa che sistema la frutta). Cerchi qualcuno per chiedere i sacchetti, ma non c’è nessuno perché il tuo mega supermercato di città va avanti con tre persone (una alla cassa, una al banco frigo e una in macelleria). A questo punto devi prendere una decisione: comprare solo chicchi d’uva e infilarli nei guanti e prezzarli, oppure comprare frutta nelle vaschette pre-confezionate. Opti per i chicchi d’uva, ma la signora davanti a te ha finito anche le etichette adesive della bilancia. Cominci ad irritarti come un politico ad una trasmissione della Annunziata, ma cerchi subito di tranquillizzarti perché non vale la pena arrabbiarsi per così poco e allora compri la frutta pre-confezionata.
Prosegui. Cerchi il latte che prendi sempre. E’ finito. Cerchi i tuoi biscotti in offerta perché la scorsa settimana eri andato a quel supermercato lontano apposta per quelli, ma non li avevi trovati. Sono finiti.
Vai al banco per prendere un po’ di affettati freschi. Prendi il numerino, hai il 72. Il display segna 16. La fila inizia dal reparto pasta. Ci rinunci e continui il tuo giro. Cerchi la carne al banco: ovviamente alle 7 di sera nelle vaschette è quasi tutta nera. No, aspetta, ci sono delle bistecche belle rosse e invitanti: 12 euro, 13 euro, 12,50,… ma che hanno macellato, il vincitore della gara internazionale delle 18 dell’ippodromo? Ovviamente posi tutto.
Ah, ecco le bevande. Vedi i succhi di frutta e ti viene voglia di bere sano per una volta. Di fronte a te c’è una confezione di 3 piccoli succhi alla mela in “superofferta promo lancio prodotto”. Una signorina con la maglia del succo di frutta te la segnala ad alta voce. Ha allestito anche un bel banchetto di succhi di frutta e bevande varie in promo, della stessa azienda. I 3 succhi di frutta alla mela vengono 7 euro e 50 centesimi, in offerta! Tu le dici che è veramente troppo per 3 succhi di frutta da 33 cl, che costa meno un litro di birra artigianale, al bar! La signorina si infastidisce e ti risponde che sono “speciali,… super naturali” e non come gli altri succhi industriali da 1 euro e 80. Allora tu pensi che magari saranno fatti con la mela che cadde in testa a Newton causando la sua teoria sulla forza di gravità, ma non glielo dici e te ne vai perché sai che quella ragazza sta solo lavorando.
Alla fine arrivi alle casse con una confezione di acqua, una birra, una pizza surgelata e un po’ di frutta. Tutto meno quello che avevi intenzione di comprare. Dai, ci tornerai domani tu o la tua compagna, non c’è problema.
Il problema invece è che il supermercato ha all’incirca 15 casse ma solamente una è aperta: la fila non sai nemmeno dove comincia. Più tenti di capirlo e più la gente a cui passi accanto ti guarda con la faccia seria alla Russel Crow perché pensa che tu le voglia fregare il posto. Dopo 12 minuti trovi la fine della fila, con almeno tre carrelli vuoti davanti a te lasciati lì da qualche signora anziana, che se glieli tocchi o passi avanti rischi una ciabatta in fronte. Aspetti il tuo turno, avanzi lento con la fila, la pizza si è già scongelata e una volta arrivato a casa dovrai mangiarla per forza, a meno che adesso non arrivi Elsa di Frozen a darti una mano.
Tocca a te. La tua tessera ovviamente non passa. La carta dello scontrino della cassa è terminata e va sostituita. Il computer si impalla. La signora appena passata prima di te torna indietro con lo scontrino chilometrico in mano perché, nei suoi 130 euro di spesa, non le torna che ha pagato i fazzolettini di carta in offerta 1,20 anziché 0,60; così la cassiera deve fermarsi ad esaminarle lo scontrino e spiegarle che ha comprato due pacchi e non uno. Ne parte una specie di concorso a premi, tipo “Ok il prezzo è giusto” in cui la signora spara cifre a casaccio e la cassiera risponde a tono col sorriso alla Barbara d’Urso.
Finalmente la tua spesa viene passata. Adesso viene il bello: “spiccicare” i sacchetti di plastica. Sembra che la cassiera te li dia così perché sei a Giochi Senza Frontiere e, se ti aiuta, tu verrai squalificato. La spesa è passata sul nastro, tu paghi, prendi il resto, ma ancora sei a tentare di aprire il primo sacchetto. Il signore dopo di te ti guarda e alza il suo bel sacchetto di tela portato da casa, facendoti ricordare che a casa tua ne hai almeno 8 buttati sotto il divano.
Alla fine ce la fai ed esci tutto soddisfatto, posi il carrello, vai alla macchina e torni a casa.
“Amore,… ti sei ricordato il pane, vero?”

(Francesco Palombo)


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Se cerchi altri romanzi ironici, puoi trovarli col titolo sullo stesso sfondo delle barche a vela; ti segnalo:
“Il risparmiatore compulsivo” (clicca qui);
“Il turissato” (clicca qui);
“L’amico tuttologo” (clicca qui).
Buon divertimento!