La prima versione del racconto “È ancora Palio”. Scrivere divertendosi.

Per il mio progetto di scrittura creativa, Scrivere Divertendosi, voglio prendere ad esempio la bozza di un mio racconto per parlare di Flusso di Coscienza (a volte chiamato Monologo Interiore, anche se per alcuni ha sfumature diverse).
Cos’è il Flusso di coscienza e come si riporta su carta? In pratica, è il flusso dei nostri pensieri, che saltano da un argomento all’altro senza sosta. È un po’ come le onde del mare della foto di copertina di questo articolo, tanto per fare una similitudine: una dopo l’altra, più o meno alte, più o meno lunghe sulla riva.
Per riportare fedelmente il Flusso di coscienza, la tecnica consiste nello scrivere le frasi una di seguito all’altra senza punteggiatura. E qui lo scrittore deve essere bravissimo a dare un ritmo al suo scritto, per non mandare in confusione i lettori.
Ad Agosto stavo preparando il mio racconto sul Palio Marinaro dell’Argentario per la mia rubrica estiva Sguardi senza tempo pubblicata nella pagina Facebook della Pro Loco di Porto S. Stefano. Tra le varie versioni, mi venne in mente di provare il flusso di coscienza, che poi però non proposi nella rubrica e cambiai con una versione più comune di narrazione in prima persona con ottimi risultati. Quella esercitazione però l’ho conservata: oggi te la ripropongo come esempio, rimanendo in attesa della tua opinione di lettore.

Versione Flusso di coscienza di “È ancora Palio” di Francesco Palombo.
(Si tratta di 3 flussi di tre soggetti diversi, attorno al 1600, nel 1945 e nel 2020)

“Non devo fermarmi ho dolore alle mani e alla schiena il sole mi scotta la pelle la nave saracena ci insegue ma io devo continuare a remare la costa dietro è vicina la mia Bella mi aspetta tutti i giorni sulla riva ma non è questa la riva quanto sei graziosa amore mio ma io sono sfinito il caldo è insopportabile il sudore salato mi acceca la vista ancora i saraceni non mollano ma mamma prega la Madonna ogni giorno per farmi tornare dalla pesca Babbo se l’è preso il mare io non mi fermo e nemmeno i miei compagni che fatica ma siamo sul nostro mare l’acqua è cristallina non è un giorno per morire la scogliera del promontorio è troppo alta quanto brilla l’argento degli alberi c’è troppa luce i saraceni ci raggiungono non ho più fiato mi si aprono le dita aiuto ecco la grotta ve lo dicevo vogo più forte c’è davvero la grotta siamo salvi.

Manca poco non devo fermarmi questo Palio dopo la guerra andava fatto è giusto così e io vogo più forte ecco le macerie delle case laggiù maledetta guerra ecco le lacrime ma mi asciugo gli occhi e se mi vedono gli altri è solo sudore fa ancora caldo ho dolore alla schiena e mi manca il fiato ho perso troppi cari non ci sono più ma questo Palio è anche per loro ecco le barche degli altri tre rioni non capisco chi è primo affondo la pala i calli mi bucano le mani ecco le voci del paese distrutto dai bombardamenti che il Cielo ci aiuti continuo a remare tutto l’equipaggio rema senza tregua questo Palio andava fatto per ricominciare noi siamo vivi c’è tanta gente tanti colori ecco ancora il molo e la piazza tutte macerie quanti morti ma la guerra è finita che bel cielo sopra di noi Croce Fortezza Pilarella Valle c’è chiasso la mia Porto S. Stefano vogo più forte l’acqua è così turchese che dolore alle braccia ma io continuo a remare che fatica mica ci sono i saraceni ma devo far vincere il mio rione.

Quest’anno non vogo l’emergenza sanitaria ha fermato la gara e non succedeva dalla Guerra che bei colori hanno i rioni di Porto S. Stefano andiamo avanti così il gabbiano vola nel cielo limpido sulla Croce la Fortezza racconta il duro lavoro dei contadini con gli asini la sorgente della Pilarella riempe le anfore guardando i delfini i maestri d’ascia del Valle ricordano ancora il Faro di allora il paese non si ferma tutti onorano l’antico patto col mare lo conosco anch’io le mie fatiche in cambio del mio ritorno a casa ecco il Palio sotto il cielo dell’Assunta il nostro Palio Marinaro dell’Argentario arrivederci al prossimo anno.”.

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